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Bamako città, Mali, 12 agosto, ore 21.21 - A chi fosse un po' stanco della mia prosa stentata e faticosa, e volesse leggere un vero grande reportage sulle Afriche di oggi, consiglio di seguire il Ritorno al Congo di Stephen Smith su Le Monde. Questo signore, che conobbi a Bordeaux quando studiavo lassù Storia dell'Africa, è forse il più importante giornalista europeo ad occuparsi di cose africane. A Bordeaux ci raccontava che cosa significasse fare il reporter in Africa e fu franchement fort!!! Questa, pubblicata su Le Monde di ieri, è la prima puntata di un viaggio sul fiume Congo, ripercorrendo le tracce di Conrad e la fascinazione del suo capolavoro Cuore di tenebra, dalla cui magia ipnotica, come tutti sanno, Francis Ford Coppola ricavò ispirazione per il suo Apocalipse Now.
Lunedi, 12 agosto, Bamako città. Simon Pietro chiese a Gesù di permettergli di camminare sulle acque. Gesù lo chiamò e Simon Pietro, lasciata la barca, camminò sul filo delle acque in tempesta. Ma vedendo quanto alte fossero le onde iniziò a dubitare e ad avere paura, cominciando ad affondare. Uomo di poca fede, quel Simon Pietro che in mezzo al mare nero, alla tempesta e alle onde infuriate venne assalito dal dubbio e dalla paura. Oggi pomeriggio stavo affondando nell'incantesimo sudato e allucinato di una metropoli africana e delle sue strade sterrate e sconnesse. Respiravo a fatica avvolto dai gas di scarico ai semafori e alzando lo sguardo potevo quasi toccare una nebbiolina umida e grigia. Le insegne colorate dei negozi, i visi delle persone si sfuocano come in un caleidoscopio. La temperatura allegramente sopra i 35.
- Eh, monsieur le blanc, taxi? - Vos chaussures sont sales, je peux vous les nettoyer pour 100 francs! - Non merci
Evito per poco un motorino e il ragazzo alla guida mi grida qualcosa in Bamara. Evito il motorino ma vengo colpito dalla puzza della fogna che corre tra la strada e il marciapiede. Devo fare attenzione a non caderci dentro. Tu non stai bene, mi dico. E ritorna il senso di nausea che mi perseguita dalla mattina. E' lunedi e il centro di Bamako è diventato un unico labirintico mercato.
Ai bordi delle strade ci sono più mendicanti del solito ed è difficile sorvolare sulle molteplici e stupefacenti forme di deformazione fisica che devi evitare camminando sul marciapiede. Se Western Union farà bene il suo mestiere domani mi riapproprierò del mio status di europeo con le tasche piene di soldi, entrerò in una farmacia e comprerò qualcosa che riequilibri la mia flora intestinale e la mia idratazione.
Devo assolutamente rientrare in camera. Alloggio alla Mission Catholique di fronte alla cattedrale che è abbastanza grande, nonostante si trovi in un paese musulmano. Eppure trovarla non è facile, ormai mi sono perso dentro alle vie del mercato. Nemmeno ho voglia di chiedere informazioni a qualcuno. Mi si attaccherà dietro fino alla missione e subirò un terzo grado nel penoso tentativo di trovare un modo per farmi cavare qualche migliaio di franchi. D'altronde, finché WU e i miei non mi daranno una mano, non ho soldi che per pagare le suore e mangiare brochette di montone senza verdura, peggiorando la situazione del mio intestino. Un po' di verdura, poca, fagiolini, insalata appassita, qualche pomodoro maturo, si trovano solamente nei ristoranti di media e alta categoria.
Al riparo del tronco di un albero, per non stimolare l'interesse dei ragazzi di strada, estraggo la mia guida dalle tasche sudate e studio la mappa della città cercando di capire quale direzione devo prendere. Prendo la mia strada verso l'agognata pace del cortile della missione. Ecco la cattedrale in lontananza. Entro e attraverso la grande ombreggiata veranda del primo piano. Entro in camera dove la ventola gira forte e fa rumore sopra il mio piccolo letto con zanzariera a baldacchino. E' da lì che ho sentito arrivare dei canti. Mi sono affacciato, ho messo a fuoco e ho visto una quarantina di persone, donne e uomini, ben vestiti, dallo sguardo penitente e compito, dentro ad un salone adibito a chiesa con stampe religiose alle pareti. Sono sceso e sono entrato con lo sguardo un po' basso, cosciente dei miei pantaloni corti fuori luogo e della mia maglietta sportiva sudicia e sudata. Il prete francese, sui 60 anni, portava una camicia azzurra tempestata di colorate rappresentazioni di episodi evangelici e non mi ha guardato mentre entravo. Predicava in elegante francese e il suo sorriso compiaciuto e malizioso rimproverava i fedeli e il ragazzo bianco sudato e sporco del loro dubitare e della loro paura di essere sopraffatti dalle acque e dal maligno.
- Le pauvre Simon Pierre! Et surtout pauvre nous, hommes de peu de foi!!!
Hanno poi cominciato a commentare il passo evangelico in Bamara ed io, dopo aver fatto un ampio segno della Croce, sono uscito salutando con un sorriso la bella ragazza nera seduta sulla sedia a fianco della mia. Sono uscito dalla missione deciso a risolvere i miei problemi. Ho telefonato a casa e ho fatto un salto all'internet point. E' tutto ok e il fratellino a casa ci sa fare e domani mattina WU mi consegnerà la bellezza di 120 mila franchi CFA. E' ora di una doccia, di vestiti puliti e di un taxi che mi porterà nel migliore ristorante africano della città, il San Toro di Rue de Koulikoro.
Ho bisogno di standard di servizio europei e di verdure, stasera. Ne ho davvero bisogno. Cameriere e camerieri bellissimi in sofisticati abiti di stilisti africani alla moda. Arte africana contemporanea alle pareti e un cocktail San Toro ghiacciato, rosso, dal sapore piccante, fresco, decisamante afrodisiaco. Insalata e pesce affumicato per entrée, capitaine grillé et legumes. Davvero buono. Finito di cenare sono rimasto un'ora ad ascoltare il griot e la sua stupenda kora, incantato dalla dolcezza e dalla profonda malinconia della sua musica (by Michele Costantini).
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